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Note Biografiche

Guglielmo Darbo fonda la sua ricerca sull’imperfezione, vista come origine di opportunità e via d’uscita dalla immutabilità. Attraverso il segno-gesto egli cerca un linguaggio capace di esprimere le sue inquietudini espressive e spirituali.

 

Dopo un iniziale percorso figurativo iniziato nel 2000, un grande lavoro di Gastone Novelli al MAMBO segna la svolta e sconvolge le prospettive: a rappresentare il reale basta e avanza la fotografia!

L’arte deve farsi avventura in un mondo che si estende dall’infinitesima cellula dell’uomo sino ai confini dell’io più profondo e dell’universo intero: un tuffo nel vuoto, audace, quanto arrogante!

 

E così i primi goffi imbratti, i colori stonati su piccole tele,  forme vagamente psichedeliche a evocare echi del secolo passato; le prime mostre affrontate con la faccia tosta del neofita, persino nel 2005 un prematuro catalogo, ma vivaddio, bisogna crederci.

 

Poi le prime grandi tele, la riduzione delle scelte cromatiche e la sensazione di libertà che non fa dormire; i segni trovano collocazione e finalmente coerenza, dialogando con spazi che escono dal rettangolo ormai non più angusto. Il confronto con la storia apre nuove prospettive, confermate da mostre più articolate e significative, accolte con favore da pubblico e addetti ai lavori, che apprezzano i materiali non convenzionali, le reminiscenze letterarie e i temi sociali.

 

Una ricerca sempre meno estetizzante e scevra da autocompiacimento trova realizzazione soprattutto nelle grandi tele di canapa sghembe ed irregolari, appese a foggia di arazzi e con essi in assoluta contrapposizione (est)etica: tanto questi richiamano una idea di raffinata quanto inutile avvenenza, tanto quelli se ne discostano in guisa di tormentati sudari, testimoni delle inquietudini del nostro tempo.

 

Nel 2020 Guglielmo Darbo prende parte a una mostra dedicata al grande pioniere dell’Azionismo Viennese, Hermann Nitsch. La sua tela di canapa, sulla quale campeggia la provocatoria domanda “L’arte deve turbare, disturbare o masturbare?”, viene acquistata da Rita Nitsch, moglie e compagna di vita del Maestro ed entra nella sua collezione personale.

Intervista a Guglielmo Darbo

Intervista a Guglielmo Darbo

Mostre

  • 2025 — Personale presso Hotel Annunziata di Ferrara
     

  • 2024 — Personale al Museo Arte Contemporanea Ca' la Ghironda di Zola Predosa (BO)
     

  • 2023 — Personale alla Galleria Sabai-Sabai di Ferrara
     

  • 2022 — Personale “Il divenire del reale” alla Galleria Villa Burba di Rho (MI)
     

  • 2021 — Personale alla Galleria Il Fondaco di Bra (CN)
     

  • 2021 — Personale alla Galleria Arti<>Sta di Monza
     

  • 2021 — Personale “Ditemi dove sono finiti tutti i fiori” alla Galleria IDEARTE di Ferrara
     

  • 2019 — Collettiva “Omaggio a Hermann Nitsch” alla Galleria Mercato Centro Culturale di Argenta (FE)
     

  • 2018 — Personale presso Hotel Annunziata di Ferrara
     

  • 2018 — Collettiva “Accordi Diseguali” con Tommaso Cascella e Jean Gauderie alla Galleria Il Fondaco di Bra (CN)
     

  • 2017 — Personale “Carte appese ad un sogno” alla Galleria IDEARTE di Ferrara
     

  • 2017 — Collettiva a Palazzo Bombrini di Genova
     

  • 2016 — Personale a Palazzo Medosi Fracassati di Budrio (BO)

  • ​2016 — Personale alla Galleria Mercato Centro Culturale di Argenta (FE)
     

  • 2015 — Personale alla Galleria Faro Arte di Marina di Ravenna (RA)
     

  • 2014 — Personale a Palazzo Bellini di Comacchio (FE)
     

  • 2013 — Personale alla Galleria Porta Degli Angeli di Ferrara
     

  • 2012 — Personale al Museo Internazionale del Vetro di Montegrotto (PD)
     

  • 2010 — Personale alla Galleria IDEARTE di Ferrara
     

  • 2009 — Collettiva “Arte per Emergency” alla Galleria del Carbone di Ferrara
     

  • 2008 — Personale “Concrezioni dello spirito” alla Galleria Palestro di Ferrara
     

  • 2007 — Personale alla Galleria IDEARTE Ferrara
     

  • 2006 — Partecipazione ad Arte Padova
     

  • 2005 — Partecipazione alla XV Europ Art Ginevra
     

  • 2005 — Personale alla Galleria BEZA di Ferrara

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